29 Febbraio 1980: la lettera depistatoria a una settimana dall’omicidio di Verbano

Il 29 febbraio 1980 giunge in questura una lettera anonima che accusa Valerio di essere un delatore. È forse l’ennesima azione di depistaggio. Chi scrive questa lettera? Che collegamenti ha con la prima rivendicazione firmata dai Gruppi Proletari Organizzati Armati?

La lettera, redatta a mano e piuttosto pasticciata, è scritta in prima persona:

Dettato dalla mia coscienza, e malgrado il mio burrascoso, ingrato passato, mi sento in dovere di riferire e precisare alcune circostanze relative all’assassinio del mio amico e compagno Valerio Verbano in via Monte Bianco. Sono stato per lungo tempo a fianco di questo amico e compagno, compiendo insieme una lunga catena di aggressioni e regolamenti, giusti o non giusti. Ma adesso basta: non mi sento più di seguitare; e tanto meno di vedere accusati e condannati degli innocenti, malgrado siano essi nostri avversari politici.

Chi ha ucciso Valerio non è stato qualcuno dei Nar come è stato pubblicato, ma bensì un nostro stesso compagno che si trovava pochi passi avanti a me. Le telefonate sono false per mascherare la verità, e fatte dalla stessa persona che ha sparato; cioè lo stesso che era stato tradito e additato dall’ucciso durante la sua detenzione in carcere. Un regolamento di conti sfociato nel sangue. Non fo il mio nome perché altrimenti mi farebbero fare la stessa fine di Valerio. Io, dopo tanti anni, solo da poco ho trovato lavoro. E ho moglie con due figli. Voi mi capite… mi raccomando indiscrezione…(Così nell’originale, nda)1.

Questa lettera muove nuovamente, al pari del primo comunicato di rivendicazione dell’assassinio, delle accuse contro i compagni di Valerio, proseguendo così l’azione di depistaggio, che ha l’effetto nefasto di convincere gli inquirenti che la pista dell’omicidio compiuto da militanti di sinistra non sia affatto da escludere. Allo stesso tempo però gli inquirenti non faranno nulla per rintracciare l’autore della missiva. Assolutamente nulla. Perché?

Ma su chi e perché aveva scritto quella lettera non ci sarà nessuna nuova indagine fino a 32 anni dopo.

Poi il Primo Ottobre del 2012 il ROS- Reparto anticrimine di Roma, invia una

lunga informativa riepilogativa al PM Amelio che sta portando avanti le nuove indagini sull’omicidio di Verbano:

Ne riporto alcuni passi:

“A prescindere dai contenuti della missiva, che, come indicato, risultava manoscritta con penna di colore blu, venivano rilevati possibili preliminari elementi di compatibilità autografica tra lo stesso documento e la firma posta in calce al verbale di perquisizione domiciliare effettuata il 18 giugno 1981, durante le prime indagini sull’omicidio di Verbano, presso l’abitazione di Tanzini Valter da parte di “Tanzini Rossi Maria”, madre di quest’ultimo.

Tanzini Valter, come indicato, emergeva nell’ambito dell’attività di indagine svolta da questo reparto anticrimine e dall’analisi del copioso materiale rinvenuto all’interno dei fascicoli processuali direttamente o indirettamente riconducibile all’omicidio di Valerio Verbano, vittima nonché dall’ambiente politico in cui il fatto delittuoso veniva organizzato e poi portato a termine.

Un ulteriore imprescindibile chiarimento va effettuato in relazione alla persona di Tanzini Valter e alla possibile attribuzione della suindicata lettera anonima alla madre di quest’ultimo, che, in caso di compatibilità, gli attribuirebbe la sicura conoscenza di uno degli autori: «Cioè lo stesso che era stato tradito e additato dall’ucciso durante la sua detenzione in carcere».2

Il 19 marzo del 2013, in una breve nota di 3 pagine del ROS, si parla nuovamente di questa lettera, con noncuranza quasi:

“Richiesta di effettuare una perizia grafologica tra i caratteri di autografia della madre di Tanzini Valter, tra parentesi Tanzini Rossi Marisa, con quelli presenti nella lettera anonima inviata il 29 febbraio 1980 alla Digos della Questura di Roma, che potrebbe far rilevare il coinvolgimento dello stesso nella vicenda dell’aggressione del 22 febbraio 1980 a Valerio Verbano”3.

Ma come fa il ROS a ipotizzare, a 33 anni di distanza, che l’autrice sia la madre di un personaggio minore della destra eversiva? Uno che era stato solo appena sfiorato dalle indagini degli anni 80?

Qualcuno sta parlando con il ROS?

A tutt’oggi non c’è stata nessuna spiegazione, nessuna.

Quello che è importante sottolineare è che il PM Amelio non ordina nessuna perizia grafologica, nonostante la richiesta scritta di un tenente colonnello del ROS.

Perché?

Il PM non risponde a questa richiesta e così, come 33 anni prima, la lettera viene seppellita nel dimenticatoio.

Nessuno, poiché le indagini sono in corso e questa informazione importante non esce dall’ufficio della Procura, sa di questo sospetto del ROS sull’autrice della lettera.

Fino al settembre del 2019, ben 6 anni e mezzo dopo, quando finalmente abbiamo accesso agli atti delle indagini, stante la richiesta di archiviazione avanzata dal PM Amelio al GIP Francesco Patrone.

L’avvocato di Carla Verbano si oppone alla richiesta di archiviazione e chiede al GIP di far svolgere finalmente la perizia grafologica.

Innanzitutto per verificare che l’informativa riepilogativa del 1/10/12 dei carabinieri in cui hanno dato atto della somiglianza tra la grafia della madre di Tanzini, e la lettera anonima manoscritta del 29/02/1980, sia la stessa.

Poi, una volta verificata l’autrice, per scoprire se la lettera fosse stata scritta al fine di porre in essere un tentativo di depistaggio, accusando i compagni di Verbano dell’omicidio, verosimilmente al fine di scongiurare l’incriminazione del figlio.

Il 16 dicembre del 2020 il PM Amelio incarica la prof.ssa Gnasso Paola di svolgere la perizia grafologica che la consultente consegnerà circa un mese dopo, il 21 gennaio del 2021, confermando dopo una lunga disamina, quanto già scritto dal ROS ben 9 anni prima: “l’autore della firma è l’autore della missiva”.4

Il 24 febbraio 2020, circa un mese dopo, il ROS – Reparto Anticrimine di Roma – si reca presso l’abitazione di Marisa Rossi Tanzini per procedere alla redazione di un verbale di sommarie informazioni testimoniali. La signora, come prevedibile, dichiara due volte di non essere l’autrice della lettera manoscritta:

“Non riconosco la lettera che mi mostrate in copia, non sono stata io a scriverla, anche perché è la prima volta che la leggo”.

“Confermo che non sono io l’autrice della lettera anonima che mi avete mostrato e che ho letto. Non ritengo assolutamente che la grafia della lettera anonima sia la mia”.

Il 5 marzo 2021, Valter Tanzini veniva convocato presso la Stazione Carabinieri Roma Fidene per essere escusso a sommarie informazioni testimoniali. Nel corso dell’atto, gli operanti gli mostravano la lettera anonima e gli rivolgevano specifiche domande in merito. Alla domanda se avesse mai visto la lettera e se fosse in grado di riferire chi potesse averla scritta, Tanzini dichiarava:

“Non ho mai visto prima d’ora la lettera anonima che mi mostrate e non sono in grado di riferire chi possa averla scritta.”

Successivamente, gli veniva rappresentato che la grafia della lettera anonima era stata comparata con la firma apposta da sua madre, Tanzini Maria Rosa, nel verbale di perquisizione domiciliare del 18 giugno 1981, e che l’esito dell’accertamento aveva stabilito, con certezza peritale, la riconducibilità della medesima mano sia alla firma sia alla missiva anonima. Invitato, pertanto, a riferire se la lettera potesse essere stata scritta dalla madre e per quale motivo, Tanzini dichiarava:

“Escludo che possa essere stata mia madre a scrivere la lettera anonima che mi mostrate. Non ritengo che mia madre, che ha studiato poco, possa essere stata in grado di scrivere una lettera come quella che mi mostrate, anche se noto effettivamente delle somiglianze tra la grafia di mia madre e la lettera anonima.”

Alla ulteriore domanda se ritenesse che qualcuno potesse essersi rivolto alla madre per farle scrivere la citata missiva anonima, rispondeva:

“Non sono a conoscenza che qualcuno si possa essere rivolto a mia madre per farle scrivere la missiva anonima. Apprendo solo ora dell’esistenza di questo scritto e, al momento, non so indicarvi alcun particolare utile in merito.”

Il Gip, in accordo con il PM, archivia il 30 novembre del 2021 non ritenendo ci fossero gli elementi per ulteriori indagini e men che meno per chiedere un rinvio a giudizio.
Ma le indagini su Tanzini non finiscono qui.

1Archivio del giudice istruttore, Tribunale di Roma, fasc. 589/80A, questura di Roma, 29 febbraio 1980.

2ROS, reparto anticrimine di Roma, nota numero 101/1-259 del 1º ottobre 2012,

3ROS, reparto anticrimine di Roma, nota numero 101/1-259 del 19/03/2013,

4Procura della Repubblica di Roma – Procedimento n. 6391/11-P.M. Dott. E. Amelio, pag 20 di 20

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